Sulle tracce della Serenissima nel Vicentino

Sosta 1
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a Schio
Sosta 2
Terrae Scledi, terra di botteghe artigiane
Sosta 3
Il Carnevale e le maschere veneziane
Sosta 4
Per un ducato d'argento
Sosta 5
I grandi servizi da tavola del Settecento
Sosta 6
Un Podestà veneziano a Marostica
Sosta 7
La libreria dei Remondini a Venezia
Sosta 8
La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?
Un filo invisibile
Ti sei mai sorpreso a guardare il paesaggio dell’alto vicentino? Se hai una decina di minuti, ti proponiamo una storia inedita e qualche dritta per cogliere quello che altrimenti potrebbe sfuggirti. La storia, che ti stiamo per raccontare, ha a che vedere con lo sviluppo dell’industria da un lato e con l’influenza della Serenissima dall’altro.
E’ una storia lunga 600 anni, che ti raccontiamo attraverso 8 indizi, 8 soste che possono diventare ciascuna un viaggio per esplorare un patrimonio culturale, che non ti aspetti.
Sosta 1
 
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a Schio
Nel '700 un imprenditore veneziano volle avviare a Schio la sua fabbrica.
Si chiamava Nicolò Tron, era un patrizio, pronipote dell'omonimo Doge, che da giovane fu ambasciatore della Repubblica di Venezia presso la Corte inglese. Si stabilì qui dopo che ai lanaioli di Schio venne concesso di produrre, oltre ai panni bassi, i panni alti, più pregiati e costosi.
Con lui facciamo iniziare la storia dell'industrializzazione delle terre vicentine, luoghi ricchi di acqua e di materie prime e abitati da genti ingegnose e da capitani d’industria.
MarcoCrosara, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioMuseo civico Palazzo Fogazzaro
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioSpazio Espositivo Lanificio Conte, Shed e Turbine
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioGiardino Jacquard
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioParco e Villa Rossi
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioLa Città dell’Armonia
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioPercorso di Archeologia industriale

Il centro storico presenta alcune tra le più interessanti testimonianze della civiltà industriale nazionali che narrano la straordinaria vicenda produttiva e sociale della famiglia Rossi e della storica industria Lanerossi; attraverso il percoso urbano è possibile ammirare vari interessanti edifici, alcuni restaurati come il Lanificio Conte, simbolo e sede del lavoro dei secoli passati.

INFO
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioPercorso tra i palazzi storici di Schio

Una città più conosciuta è più facile da amare, per ciò vi accompagniamo in questo gradevole percorso cittadino in cui lo sguardo si eleva per ammirare le forme e le facciate di interessanti palazzi ed edifici storici alcuni di epoca medioevale, altri del periodo rinascimentale di influsso veneziano ed alcuni in stile neoclassico palladiano come Palazzo Fogazzaro fino al liberty. Incontriamo le bellezze degli architetti di un tempo, osserviamo con lentezza come fosse una degustazione visiva.

INFO
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioIl Parco della Favorita

Progetto affidato a Bonfanti e Zardini già autori della Città Sociale, negli anni '30 da Gaetano Marzotto, risulta incompleto, ma è possibile riconosere al suo interno gli ingressi monumentali, la grande gradinata, le balaustre di pietra e graniglia dei terrazzamenti, il viale alberato, le serre ed il parco romantico.

INFO
Nicolò Tron, un patrizio veneziano a SchioPonte delle Ciàcole o Passerella del Tessitore

Questa passerella portava alla fabbrica e veniva percorsa a piedi, ché era il mezzo più diffuso per andare al lavoro.

INFO
Sosta 2
 
Terrae Scledi, terra di botteghe artigiane
Il nome "Schio" sembra abbia origine da scledum, "ischi", che è un termine volgare per indicare la quercia o un luogo piantato a querce. Altri luoghi derivano il loro nome da piante: secondo lo storico Giovanni Mantese, Valdagno deriverebbe dal latino Vallis Alnei ossia "valle dell'ontano", mentre Malo potrebbe derivare dal latino malum, ossia melo.
Tuttavia da tempo il bosco di pianura è scomparso e Schio, “quantunque più volte venga chiamata villa […] è terra grande e borgata”, e non poco impegno è costato agli scledensi ottenre da Venezia il titolo di “terra” per potersi distinguere dalle altre località, ove si esercitava solo l’attività agricola.
Terrae Scledi, terra di botteghe artigianeMuseo Etnografico sulla Lavorazione del Legno
Terrae Scledi, terra di botteghe artigianeMuseo dell’Arte Serica e Laterizia
Terrae Scledi, terra di botteghe artigianeChiesa dell'Immacolata Concezione

La chiesa ospita all'interno un interessante affresco con il tema dei mestieri proibiti la domenica.

Sosta 3
 
Il Carnevale e le maschere veneziane
Come in ogni luogo veramente ospitale, non possono mancare le feste. E l’antica tradizione del Carnevale trova a Malo una forma del tutto particolare, come scrive Giacomo Pozzuolo, archivista di comunità: “qui si fa un altro carnevale, che non si usa in altri luoghi ed è al tempo che si lavora la seta, con maschere bellissime, le quali si portano ai fornelli, menando un poco gli aspi, finchè hanno veduto le padrone e lavoranti; vi seguono anco regali di fiori; vi sono anco maschere che vanno a truppe, con suoni, ed arrivate alli fornelli invitano le giovani lavoranti a danzare e poi, regalati li fiori, vanno in altri luoghi”
Il Carnevale e le maschere venezianeMuseo Mondonovo Maschere
Sosta 4
 
Per un ducato d'argento
Gli scambi commerciali richiedono una moneta e Venezia produceva monete che valevano in tutta Europa e persino in Asia. Erano d’oro e d’argento, con le effige dei Dogi, di spessore e peso diversi e quindi con valori diversi. Ma ciò che vi vogliamo far sapere è che per un certo periodo l’argento fu cavato nelle miniere delle colline del Tretto.
D’argento era anche la gazeta, del valore di due soldi, ed era il prezzo con cui si pagavano i messaggi con funzione pubblica messi in distribuzione. Per consuetudine i bollettini vennero quindi chiamati gazzette, all’origine dell’informazione giornalistica.
Per un ducato d'argentoTerre e miniere

Percorso facile, di due ore, nei luoghi in cui si estraeva la quarzie e attraverso l'area mineralogica di contrada Pozzani.

Per un ducato d'argentoSentiero Geomineralogico

Il percorso propone un'ampia visita a quel che resta di un'area fortemente sfruttata per l'estrazione mineraria, in un contesto naturalistico di indubbio interesse. C'è anche la possibilità di acccorciare il percorso. https://www.museialtovicentino.it/pubblicazione/sentiero-geologico-mineralogico/

Sosta 5
 
I grandi servizi da tavola del Settecento
La forchetta, così come la usiamo oggi, venne introdotta nell’apparecchiare le tavole solo nel ‘700, prima si portava il cibo alla bocca con le dita e il forchettone a due rebbi era usato, ma solo in cucina. Sembra proprio che anche questa volta i Veneziani abbiano avuto un qualche ruolo nel diffondere questo oggetto, a seguito di matrimoni con donne orientali dove la forchetta era diffusa, e sia stata così reintrodotta in Europa. Ma nel Settecento l’arte di allestire la tavola si diffuse a tal punto da richiedere una più raffinata produzione di stoviglie che trovarono a Nove le condizioni per una produzione di eccellenza.
I grandi servizi da tavola del SettecentoMuseo Civico della Ceramica “Giuseppe De Fabris”
I grandi servizi da tavola del SettecentoMuseo Geomineralogico e del Caolino
I grandi servizi da tavola del SettecentoMulino Pestasassi

Progettato da Giovanni Maria Baccin nel 1791. Fu ottenuto ristrutturando un edificio del 1638, e realizzato esclusivamente per la produzione di impasti e vernici per la ceramica, cioè per macinare i ciottoli di quarzo e di carbonato di calcio reperibili nel vicino greto del Brenta, e per frantumare e polverizzare le fritte, gli smalti e le vetrine. Alla morte del Baccin, nel 1817, il mulino è passato in eredità alla Famiglia Cecchetto, restando in attività fino al 1960. Nel 1965 è stato acquistato dal ceramista Carlo Stringa che ne ha curato il restauro e la manutenzione. L’impianto nord, azionato dalla ruota grande, conserva due batterie di frantoi a pestelli in acciaio; l’impianto sud, costruito quasi esclusivamente in legno duro, realizza la frantumazione delle “fritte” e la loro successiva macinazione e riduzione in polveri fini. Oggi è il più antico esempio funzionante in Europa di questa tipologia. Dal 1991 è sottoposto a tutela monumentale dal Ministero dei Beni Culturali.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoPalazzo Baccin

Il Palazzo fu eretto alla fine del ‘700 dall’imprenditore ceramista Giovanni Maria Baccin, che, grazie ad una brillante carriera all’interno della manifattura Antonibon era riuscito ad accumulare notevoli capitali, tanto da poter acquistare case, terreni, masserie, opifici idraulici, una villa di campagna e fondare una propria azienda per la produzione di terraglia ad uso inglese. Quello che attualmente chiamiamo Palazzo Baccin è solo una parte della Casa Dominicale abitata dalla famiglia e da un sacerdote, “maestro qui in casa mia di questa scuola in Le Nove”, frequentata dai figli dei ceramisti per ricevere un’istruzione. Il palazzo quindi, ora Bibliomuseo, tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800 ha ospitato la prima scuola di Nove, avviata e sostenuta privatamente. Verso la fine dell’800, dopo il passaggio tra diversi ereditieri, cominciano i frazionamenti e le alienazioni della proprietà, fino all’impresa iniziata nel 1922 dai tre ceramisti novesi: Teodoro Sebellin, Sebastiano Zanolli ed Alessandro Zarpellon, intenzionati a fondare una propria manifattura e che, attratti dal palazzo e dalla sua posizione, intrapresero una serie di acquisizioni che consentì loro di riunificare quasi integralmente il complesso edilizio originario. Nel 1923 la facciata venne arricchita da un grandioso fregio allegorico in terraglia dipinta e invetriata, realizzato da “Doro” Sebellin, raffigurante una teoria di putti che giocano con le oche e sostengono festoni di fiori e frutta policromi. L’opera voleva manifestare la professionalità capace di offrire garanzie di affidabilità alle future committenze, come un grande biglietto da visita. Ogni piastrella è un tassello diverso dagli altri, modellato manualmente, grazie ad una tecnica appresa affiancando il prof. Luigi Fabris nel rivestimento della facciata dell’Hotel Hungaria al Lido di Venezia. Nel secondo ventennio del ‘900 la fabbrica ebbe il suo apice, contando oltre tremila modelli in catalogo. La “fabbrica dei tosi”, così definita per la giovane età dei tre imprenditori, produceva ceramiche artistiche e moderne, spaziando dalle forme barocche a motivi liberty e déco. Identitaria la produzione di figurette d’ispirazione alpina, le figure in costumi tipici europei, le composizioni scherzose con cani umanizzati e le figure femminili ispirate alla moda contemporanea. Nella seconda metà degli anni ’50 la manifattura conobbe una nuova luce grazie alla collaborazione con diversi designer vincendo il Premio Palladio nel 1962 e nel 1973 con Pompeo Pianezzola.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoFabbrica Cecchetto

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoMuseo del Liceo Artistico di Nove

Il connubio tra Museo della Ceramica “Giuseppe De Fabris” e l’Istituto d’Arte di Nove nasce nel 1875 grazie al lascito dell’omonimo scultore. Inizia così la storia di questo Museo, unico all’interno di una istituzione scolastica, ora Liceo Artistico, che vede una delle più ricche collezioni di opere ceramiche del territorio. I pezzi – i più antichi risalgono al 1600 – ripercorrono tutta la storia e l’evoluzione della ceramica fino ai giorni nostri. I diversi Direttori, che si sono susseguiti alla guida dell’Istituto, e le generose donazioni dei concittadini hanno creato una raccolta che ci accompagna tra piatti e sculture antiche fino alle opere di arte contemporanea, a cui vanno aggiunti gli esiti dei 5 simposi internazionali della ceramica. Originale è la collezione di Cai Guo-Qiang “Terrecotte cinesi dalla 48° biennale di Venezia” del 1999. 1875 Per volontà testamentaria dello scultore novese Giuseppe de Fabris, nasce a Nove la Scuola di Disegno e Plastica applicata alla Ceramica 1890 Diventa Regia Scuola d’Arte “G. De Fabris” 1925 È inaugurato, nei locali dell’Istituto, il Museo delle Antiche Ceramiche Novesi 1954 Diventa Scuola d’Arte di 2° grado. Ultimato il corsi, di durata triennale, si consegue il diploma di Maestro d’Arte 1961 La Scuola d’Arte si trasforma in Istituto Statale d’Arte per la Ceramica, con annessa Scuola Media 1970 L’ordinamento di studi diventa di durata quinquennale. Ultimato il corso, si consegue il diploma di Maturità d’Arte Applicata 1979 È attivata la sezione per Disegnatori di Architettura e Arredamento 1981 Viene inaugurata l’attuale sede della Scuola, progetto di Franco Albini, dove trova nuova e più adeguata sistemazione anche il Museo della Ceramica. 1988 L’Istituto aderisce al Piano Nazionale per l’Informatica 1991 Con l’inaugurazione della nuova ala, l’Istituto si ingrandisce ulteriormente e assume la sua attuale e definitiva fisionomia 1995 Prende avvio la Sperimentazione guidata dal Ministero della Pubblica Istruzione, denominata “Progetto Michelangelo”. L’ordinamento degli studi si modernizza e si completa con l’inserimento di nuove discipline 1996 Parte la sperimentazione “Liceo d’Arte”, che prevede l’unificazione tra Istituti d’Arte e Licei Artistici. L’ISA di Nove è l’unica scuoladella provincia che attua la riforma dell’Istruzione Artistica.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoLe mura Antonibon di Alessio Tasca

Nelle otto sezioni in cui sono suddivisi i 74 tavelloni che la compongono, Alessio Tasca ripercorre la storia di Nove e delle sue ceramiche mescolando ricordi personali ad esperienze del passato, legate ai mesi dell’anno, con una lunga serie di pannelli in gres trafilati e incisi nel 1991, su incarico dell’amministrazione comunale, per decorare il muro sud del complesso Antonibon-Barettoni. Prima dell’attuale mura c’era una decorazione pittorica del 1956, eseguita dallo stesso, con malte colorate. Nato a Nove nel 1929, si diploma all’Istituto d’Arte a Venezia e segue un magistero a Firenze. Nel 1948, assieme ai fratelli Marco e Flavio, fonda la Tasca Artigiani Ceramisti. Nel 1961 apre un proprio atelier e si dedica alla foggiatura di pezzi unici di grandi dimensioni. All’attività artistica affianca quella didattica all’Istituto d’Arte di Nove per oltre vent’anni.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoAntica manifattura Antonibon

È la più antica fabbrica di ceramiche in Italia con attività ininterrotta dal 1727. Il complesso raccoglie i reparti di produzione, la stamperia con gli esemplari originali del ‘700, le baracche per la legna, un grande forno ottocentesco a pianta circolare con quattro bocche di alimentazione, e la casa padronale abitata già nel ‘500, ora adibita ad esposizione. Nel 1732 gli Antonibon ottennero dal Senato della Serenissima particolari privilegi, esenzioni da dazi e il diritto di aprire un negozio a Venezia, diventando la fabbrica più importante della Repubblica Veneta non solo per la produzione di maiolica, ma anche di porcellana (dal 1762) e di terraglia ad uso inglese (dal 1786). Nel 1907 venne acquisita dell’avv. Lodovico Barettoni, la cui famiglia ne detiene tutt’oggi la proprietà e ne prosegue l’attività.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoIl "lavoro" di Pompeo Piazzola

Il pannello decorativo in refrattario smaltato, fu modellato e decorato da Pompeo Pianezzola nel 1952 e posto sul lato sud della prima filiale dell’Ex Banca Popolare di Marostica, venne staccato e rimesso con la medesima collocazione anche nel nuovo edificio nel 2000. Nei vari riquadri che lo compongono si ritrovano richiami alla lavorazione semi-industriale della ceramica accanto a quella agricola, la cura familiare accanto a una rappresentazione della fortuna con cornucopia, il torniante accanto al bracciante agricolo, chiusi in basso da un’ape sul favo, tradizionale simbolo di ricchezza. Nato a Nove nel 1925, inizia la sua attività come apprendista presso la “Antonibon-Barettoni” e studiando all’Istituto d’Arte G. De Fabris, dove insegnerà dal 1945 al 1977, assumendone la direzione negli anni 1963-1968. Si diploma in Pittura all’Accademia di Venezia. Muore a Marostica nel 2012.

INFO
I grandi servizi da tavola del Settecento"Edera" di Giuseppe Lucietti

Il Grande pannello è composto da piastre in refrattario e sali metallici in monocottura, modellato e decorato da Giuseppe Lucietti e posto sulla facciata sud-est dello storico “Cafè Roma”, all’angolo tra via Molini e via Rizzi, nel 1992. La decorazione richiama e reinterpreta la vigorosa e invadente edera che si estendeva sulla facciata dell’edificio prima del restauro. Nato a Nove nel 1936, apprende dai suoi familiari l’arte ceramica. Compie gli studi presso l’Istituto d’Arte di Nove, allievo di Andrea Parini, e frequenta l’Accademia d’Arte di Venezia. Negli anni Cinquanta soggiorna più volte a Faenza dove collabora con Nanni Valentini presso il laboratorio di Carlo Zauli. Nel 1984 è vincitore del Premio Faenza al 42° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte.

INFO
I grandi servizi da tavola del SettecentoParapetto didattico

La storia di Nove, cittadina situata sulla destra del Brenta nella pianura di Bassano, a pochi chilometri da Marostica, ha origine dal fiume, che qui, nella parte nordorientale della provincia di Vicenza, acquista la massima ampiezza. Le terre stesse della città furono strappate alle acque, da qui il toponimo le “Terre Nove”; fu la vicinanza di “la Brenta” a determinare le fortune economiche della città e a definirne i connotati di “terra di ceramica”. Del fiume venivano utilizzati i depositi di materiali alluvionali, sabbia e ghiaie, ciottoli di quarzo e di calcio carbonato, utilizzati per gli impasti ceramici. Del fiume si sfruttava l’energia idraulica per azionare i mulini ed i loro complessi macchinari usati per la miscelazione e la preparazione delle terre e delle vernici. In ultima, grazie al Brenta, si potevano trasportare il legname per i forni ed i prodotti finiti. Vennero costruiti una serie di canali artificiali, tra i quali la più antica è la Roggia Isacchina, citata già in alcuni documenti del ‘300. Nel XVII° secolo la crescente richiesta e la diffusione in Europa delle preziose porcellane cinesi indusse i ceramisti olandesi ad imitarne la lavorazione invadendo anche i mercati della Serenissima; il Senato veneziano perciò, nel 1728, tentò di porvi rimedio stimolando la produzione interna con agevolazioni fiscali per chi fosse riuscito a produrre porcellane e a migliorare le Majoliche. La manifattura Antonibon fu la quinta in Italia in ordine di tempo a produrre la porcellana. Il “Parapetto didattico” è formato da una serie di 11+1 pannelli di varie dimensioni realizzati da Giulio e Flavio Polloniato, con testi di Nadir Stringa, nel 1997 su piastrelle smaltate e decorate e poste sul lato est di Piazza De Fabris. Illustrano la storia di Nove e delle sue ceramiche a partire dal ‘700 e fino al primo ‘900 con richiami all’Istituto d’Arte e ai suoi direttori più illustri. Sui pannelli sono inseriti piatti e altri oggetti da tavola, che esemplificano i decori più comuni nelle varie epoche. Chiude la serie la mappa del paese con indicati i principali edifici storici e l’elenco delle aziende ceramiche del territorio.

INFO
Sosta 6
 
Un Podestà veneziano a Marostica
Molte città e paesi hanno avuto un castello, ma solo a Marostica si rivive l’antico fascino. Qui Venezia vi stabilì un Podestà, mentre negli altri borghi insediò un Vicario, favorendo la prosperità di questo luogo. Ma una sosta nella famosa piazza degli Scacchi la vogliamo fare in onore di Prospero Alpini, nato a Marostcia e andato poi a Padova per studiare medicina. Fu così che gli capitò di diventare il medico personale dell'ambasciatore della Serenissima a Il Cairo, dove studiò le piante medicinali, tra cui quella del caffé ...
Un Podestà veneziano a MarosticaCastello Superiore

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Un Podestà veneziano a MarosticaPiazza degli Scacchi

Un Podestà veneziano a MarosticaChiesa di San Marco

Un Podestà veneziano a MarosticaChiesa e oratorio dei Carmini

Sosta 7
 
La libreria dei Remondini a Venezia
Nel primo Cinquecento a Venezia venivano stampati oltre la metà di tutti i libri pubblicati nella penisola italiana. L’arte della stampa a caratteri mobili inventata da Gutemberg a metà ‘400 in Germania fu subito importata nella città lagunare, dove già dal 1443 era stata tolta l’imposta doganale per l’importazione di libri, favorendone di fatto lo scambio. Ora grazie ai caratteri mobili i libri potevano essere prodotti in un maggior numero di copie rispetto ai manoscritti e venduti a prezzi accessibili ai più. Lo sviluppo di questa industria fiorente richiese anche la fornitura di materia prima, ovvero di carta. Ma è facile dire carta, se non si conoscono le varietà di tipologie e formati disponibili, che venivano prodotti lungo il fiume Oliero.
La libreria dei Remondini a VeneziaMuseo delle Cartiere di Oliero
La libreria dei Remondini a VeneziaMuseo Etnografico Canal di Brenta
La libreria dei Remondini a VeneziaPiazza San Marco, Valbrenta

Nella piazza di Valstagna c'è un leone alato esposto proprio sulla Torre civica dell'orologio.

INFO
La libreria dei Remondini a VeneziaCalà del Sasso

La Calà del Sacco è un antico percorso, usato anche per il trasporto del legname, che collega la località di Sasso, nell'Altopiano dei Sette Comuni, con Valstagna, dove i tronchi proseguivano la fluitazione sul Brenta.

Sosta 8
 
La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?
Molte sono le storie d’amore, che hanno un avvio tormentato e che prima del lieto fine passano attraverso vicende tumultuose. La storia di Nicoletto Dal Sasso e del suo amore per la bella Bettina è proprio di questo tipo e ha come lieto fine non solo il coronamento del sogno d’amore, ma anche l’apprendimento di un’arte raffinata e preziosa, come quella di realizzare cappelli di paglia, appresi durante un soggiorno forzato nei domini orientali della Serenissima.
La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?Ecomuseo della Paglia nella tradizione contadina
Azienda Partner/ Collaborazione con soggetti privati per la promozione del progetto “MUSEI PORTE DEL TERRITORIO”

Musei Altovicentino intende allargare il progetto “Musei porte del territorio” alla partecipazione di soggetti privati non convenzionati, ossia imprese private industriali, artigianali, turistiche, commerciali e creative, che intendano contribuire alla valorizzazione, promozione e diffusione del patrimonio culturale del territorio. Per ulteriori informazioni o se interessati potete contattare Giuseppe Formilan – Dirigente Settore Cultura del Comune di Malo Ivana De Toni - Ufficio Musei Altovicentino 0445 580459 (il mattino) o info@museialtovicentino.it

Sosta 1 Nicolò Tron, un patrizio veneziano a Schio
Sosta 2 Terrae Scledi, terra di botteghe artigiane
Sosta 3 Il Carnevale e le maschere veneziane
Sosta 4 Per un ducato d'argento
Sosta 5 I grandi servizi da tavola del Settecento
Sosta 6 Un Podestà veneziano a Marostica
Sosta 7 La libreria dei Remondini a Venezia
Sosta 8 La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?

Progetto a cura di Ivana De Toni, coordinatrice di Musei Altovicentino, con la collaborazione di Elena Agosti; ideazione di Alessandra Stella

Testi e ricerche a cura di: Elena Agosti; Alessandro Bertoncello; Angelo Chemin; Luigi Chiminello; Gabriele Dal Zotto; Ivana De Toni; Luciano De Zen; Liana Ferretti; Stefano Lazzarotto; Laura Lunardon; Bernardetta Pallozzi; Alice Pizzato; Ivan Pontarollo; Ketti Pozzan; Luigi Scorzon; Paolo Snichelotto; Alessandra Stella; Loretta Stevan.

Immagini: Collezioni/Musei Altovicentino

Grafica: Studio 375 di Thiene(VI)

Video: Walter Ronzani di Schio (VI)

Introduzione
Ti sei mai sorpreso a guardare il paesaggio dell’alto vicentino? Se hai una decina di minuti, ti proponiamo una storia inedita e qualche dritta per cogliere quello che altrimenti potrebbe sfuggirti. La storia, che ti stiamo per raccontare, ha a che vedere con lo sviluppo dell’industria da un lato e con l’influenza della Serenissima dall’altro.
E’ una storia lunga 600 anni, che ti raccontiamo attraverso 8 indizi, 8 soste che possono diventare ciascuna un viaggio per esplorare un patrimonio culturale, che non ti aspetti.
SOSTA 1

Nicolò Tron, un patrizio veneziano a Schio

MarcoCrosara, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nel '700 un imprenditore veneziano volle avviare a Schio la sua fabbrica.
Si chiamava Nicolò Tron, era un patrizio, pronipote dell'omonimo Doge, che da giovane fu ambasciatore della Repubblica di Venezia presso la Corte inglese. Si stabilì qui dopo che ai lanaioli di Schio venne concesso di produrre, oltre ai panni bassi, i panni alti, più pregiati e costosi.
Con lui facciamo iniziare la storia dell'industrializzazione delle terre vicentine, luoghi ricchi di acqua e di materie prime e abitati da genti ingegnose e da capitani d’industria.

SOSTA 2

Terrae Scledi, terra di botteghe artigiane

Il nome "Schio" sembra abbia origine da scledum, "ischi", che è un termine volgare per indicare la quercia o un luogo piantato a querce. Altri luoghi derivano il loro nome da piante: secondo lo storico Giovanni Mantese, Valdagno deriverebbe dal latino Vallis Alnei ossia "valle dell'ontano", mentre Malo potrebbe derivare dal latino malum, ossia melo.
Tuttavia da tempo il bosco di pianura è scomparso e Schio, “quantunque più volte venga chiamata villa […] è terra grande e borgata”, e non poco impegno è costato agli scledensi ottenre da Venezia il titolo di “terra” per potersi distinguere dalle altre località, ove si esercitava solo l’attività agricola.

SOSTA 3

Il Carnevale e le maschere veneziane

Come in ogni luogo veramente ospitale, non possono mancare le feste. E l’antica tradizione del Carnevale trova a Malo una forma del tutto particolare, come scrive Giacomo Pozzuolo, archivista di comunità: “qui si fa un altro carnevale, che non si usa in altri luoghi ed è al tempo che si lavora la seta, con maschere bellissime, le quali si portano ai fornelli, menando un poco gli aspi, finchè hanno veduto le padrone e lavoranti; vi seguono anco regali di fiori; vi sono anco maschere che vanno a truppe, con suoni, ed arrivate alli fornelli invitano le giovani lavoranti a danzare e poi, regalati li fiori, vanno in altri luoghi”

SOSTA 4

Per un ducato d'argento

Gli scambi commerciali richiedono una moneta e Venezia produceva monete che valevano in tutta Europa e persino in Asia. Erano d’oro e d’argento, con le effige dei Dogi, di spessore e peso diversi e quindi con valori diversi. Ma ciò che vi vogliamo far sapere è che per un certo periodo l’argento fu cavato nelle miniere delle colline del Tretto.
D’argento era anche la gazeta, del valore di due soldi, ed era il prezzo con cui si pagavano i messaggi con funzione pubblica messi in distribuzione. Per consuetudine i bollettini vennero quindi chiamati gazzette, all’origine dell’informazione giornalistica.

SOSTA 5

I grandi servizi da tavola del Settecento

La forchetta, così come la usiamo oggi, venne introdotta nell’apparecchiare le tavole solo nel ‘700, prima si portava il cibo alla bocca con le dita e il forchettone a due rebbi era usato, ma solo in cucina. Sembra proprio che anche questa volta i Veneziani abbiano avuto un qualche ruolo nel diffondere questo oggetto, a seguito di matrimoni con donne orientali dove la forchetta era diffusa, e sia stata così reintrodotta in Europa. Ma nel Settecento l’arte di allestire la tavola si diffuse a tal punto da richiedere una più raffinata produzione di stoviglie che trovarono a Nove le condizioni per una produzione di eccellenza.

SOSTA 6

Un Podestà veneziano a Marostica

Molte città e paesi hanno avuto un castello, ma solo a Marostica si rivive l’antico fascino. Qui Venezia vi stabilì un Podestà, mentre negli altri borghi insediò un Vicario, favorendo la prosperità di questo luogo. Ma una sosta nella famosa piazza degli Scacchi la vogliamo fare in onore di Prospero Alpini, nato a Marostcia e andato poi a Padova per studiare medicina. Fu così che gli capitò di diventare il medico personale dell'ambasciatore della Serenissima a Il Cairo, dove studiò le piante medicinali, tra cui quella del caffé ...

SOSTA 7

La libreria dei Remondini a Venezia

Nel primo Cinquecento a Venezia venivano stampati oltre la metà di tutti i libri pubblicati nella penisola italiana. L’arte della stampa a caratteri mobili inventata da Gutemberg a metà ‘400 in Germania fu subito importata nella città lagunare, dove già dal 1443 era stata tolta l’imposta doganale per l’importazione di libri, favorendone di fatto lo scambio. Ora grazie ai caratteri mobili i libri potevano essere prodotti in un maggior numero di copie rispetto ai manoscritti e venduti a prezzi accessibili ai più. Lo sviluppo di questa industria fiorente richiese anche la fornitura di materia prima, ovvero di carta. Ma è facile dire carta, se non si conoscono le varietà di tipologie e formati disponibili, che venivano prodotti lungo il fiume Oliero.

SOSTA 8

La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?

Molte sono le storie d’amore, che hanno un avvio tormentato e che prima del lieto fine passano attraverso vicende tumultuose. La storia di Nicoletto Dal Sasso e del suo amore per la bella Bettina è proprio di questo tipo e ha come lieto fine non solo il coronamento del sogno d’amore, ma anche l’apprendimento di un’arte raffinata e preziosa, come quella di realizzare cappelli di paglia, appresi durante un soggiorno forzato nei domini orientali della Serenissima.

Riepilogo

Azienda Partner/ Collaborazione con soggetti privati per la promozione del progetto “MUSEI PORTE DEL TERRITORIO”

Musei Altovicentino intende allargare il progetto “Musei porte del territorio” alla partecipazione di soggetti privati non convenzionati, ossia imprese private industriali, artigianali, turistiche, commerciali e creative, che intendano contribuire alla valorizzazione, promozione e diffusione del patrimonio culturale del territorio. Per ulteriori informazioni o se interessati potete contattare Giuseppe Formilan – Dirigente Settore Cultura del Comune di Malo Ivana De Toni - Ufficio Musei Altovicentino 0445 580459 (il mattino) o info@museialtovicentino.it

Sosta 1 Nicolò Tron, un patrizio veneziano a Schio
Sosta 2 Terrae Scledi, terra di botteghe artigiane
Sosta 3 Il Carnevale e le maschere veneziane
Sosta 4 Per un ducato d'argento
Sosta 5 I grandi servizi da tavola del Settecento
Sosta 6 Un Podestà veneziano a Marostica
Sosta 7 La libreria dei Remondini a Venezia
Sosta 8 La paglia, un'arte venuta dal lontano Oriente?