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Spazio Espositivo Lanificio Conte, Shed e Turbine

Schio
Uno dei più antichi lanifici di Schio splendidamente restaurato, nel cuore della città, è oggi aperto al pubblico con funzioni culturali ed espositive per ricordare la storia e la tradizione manifatturiera, che hanno caratterizzato la vita dei suoi cittadini e lo sviluppo economico ed urbano. Grazie a un accurato restauro che evidenzia la tipica ossatura di colonne in ghisa e tavolati di legno, il primo piano dello storico Lanificio Conte è ora uno spazio espositivo, all’interno del quale si possono cogliere gli elementi tipici dell’architettura industriale e dell’evoluzione che l’ha caratterizzata a seguito dell’introduzione nell’800 di nuova tecnologia e organizzazione del lavoro. Analogamente lo Spazio_SHED, com’è chiamato l’ampliamento di inizio ‘900 per il tipico tetto a denti di sega, si presenta ampio e luminoso e si presta a mostre e a eventi fieristici con un nuovo e armonioso ingresso sull'antica via Pasubio.
La visita
La Roggia Maestra, attorno alla quale si è sviluppato l’antico nucleo produttivo della città, attraversa l’edificio stesso, offrendo suggestivi punti di osservazione. L’importanza della forza motrice dell’acqua è raccontata nello spazio de LE TURBINE dove turbine e generatori dell’ex Lanificio Conte sono ora visibili al pubblico: grazie a loro infatti la forza dell'acqua si trasformava in energia elettrica per alimentare i telai e ogni altro macchinario presente nella fabbrica. Di grande interesse storico e tecnologico, la centralina idroelettrica conserva ancora integralmente gli elementi originari completi di tutti i meccanismi che si possono ammirare e comprendere grazie ai pannelli descrittivi e ai video esplicativi.
La storia
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La prima memoria del Lanificio G.B. Conte risale al 28 Ottobre 1757, data in cui Antonio Conte di Giovanni Battista rileva il laboratorio di Giovanni Antonio Donadelli.

La lunga storia dell’opificio affonda le proprie radici nel tessuto protoindustriale scledense della seconda metà del Settecento, quando la crescita della produzione laniera cittadina è tale da arrivare a realizzare un terzo dei panni prodotti nella Repubblica di Venezia.

Sin dagli inizi il Lanificio era organizzato in più reparti per la produzione dei “panni lana”, concentrando al suo interno più specializzazioni quale stabilimento all’avanguardia rispetto all’organizzazione e alla concezione manifatturiera diffusa allora.

Tra il 1866 e il 1884 lo stabilimento assume la definitiva conformazione di fabbricato industriale a quattro piani con struttura in ghisa e rivestimento murario in mattone e pietra, secondo gli ultimi modelli del tempo. Alla ristrutturazione dell’edificio corrisponde una riorganizzazione dei reparti e un aggiornamento dei macchinari, che vengono potenziati.

Nel 1887 lo stabilimento raggiunge una superficie complessiva di oltre 15.000 mq. La produzione conta circa tre assortimenti di filatura e la forza lavoratrice ha raggiunto le 120 unità, portando il Lanificio al quarto posto, a Schio, per numero di lavoratori. Lo stesso anno viene istituita la Società di Mutuo Soccorso degli operai del Lanificio Conte, che offre sostegno alle famiglie dei dipendenti in difficoltà.

Il periodo che apre il nuovo secolo non risulta facile per l’azienda, che risente del ritardo nello sviluppo industriale a livello nazionale, situazione della quale risente anche l’intero comparto scledense che perde un terzo della sua consistenza.

La morte prematura di Tita Conte, a soli 36 anni, si rivela una grave perdita non solo per gli affetti familiari ma per la fabbrica tutta, che vive un periodo di ulteriore crisi. Alla scomparsa di Alvise Conte (1950), figlio di Tita Conte, gli succede nella conduzione dell’industria Giovanni Maria Bertollo, marito della figlia Elisa, che riesce a formare una squadra di collaboratori capaci di dirigere in modo dinamico il Lanificio.

Nel 1989 il Lanificio Conte viene ammeso al Club “Les Hénokiens”, prestigiosa associazione internazionale che raggruppa le dinastie industriali mondiali con più di due secoli di esistenza.

Dalla storica sede del centro cittadino, nel 1998 l’azienda si trasferisce nel nuovo stabilimento nella zona industriale di Schio.

Nel 2007 la sede originaria del Lanificio Conte viene egregiamente restaurata, ed inaugurata come sede espositiva nel settembre dello stesso anno, in occasione della ricorrenza dei 250 anni dalla fondazione.

Nel 2013 viene inaugurato il nuovo spazio espositivo SHED adiacente alla parte ottocentesca: con 1300 mq di superficie e diversi vani accessori, esso si presenta quale originale e moderno spazio idoneo ad ospitare eventi culturali contemporanei, dotato di un nuovo e armonioso ingresso sull’antica via Pasubio, perfettamente integrato al tessuto preesistente.

Nel 2019 è aperto lo spazio de LE TURBINE per mostrare al pubblico il funzionamento dell’impianto che produceva l’energia utilizzata dal lanificio, grazie alla forza dell’acqua della roggia. La Roggia Maestra, detta Roza nel dialetto locale, è un canale artificiale realizzato durante il medioevo. Il suo primo tratto viene scavato a partire dal XIII secolo per irrigare i campi, per abbeverare il bestiame e per scopi potabili. Già nel 1393 nello Statuto Comunale è regolamentato, con norme specifiche, l’utilizzo dell’acqua con l’applicazione di sanzioni per chi la sporca o la preleva senza permesso. Successivamente la Roggia Maestra diventa fonte di forza motrice per le molteplici attività produttive: mulini per macinare il grano, magli per la lavorazione dei metalli e opifici per la produzione laniera. Nel 1701 Schio ottiene dal Magistero dei Beni Inculti di Venezia la licenza per fabbricare i “panni alti” e questo porta ad un cambiamento delle strutture produttive a carattere pre-industriale che sorgono lungo le sponde della Roggia.

Fino alla fine del XIX secolo tutti gli opifici, compreso il Lanificio Conte, sono prevalentemente localizzati lungo i corsi di torrenti o canali artificiali, in modo da sfruttare la forza motrice dell’acqua. Alla fine dell’Ottocento, l’avvento dell’energia elettrica porta ad una profonda trasformazione delle turbine che diventano idroelettriche, come quelle qui presenti. Entrambe sono del modello Francis che prende il nome dall’ingegnere inglese che le inventa nel 1848: James B. Francis.

Nel 1883, appena quattro anni dopo l’invenzione della Lampada Edison, il Lanificio, tra i primi in Italia, viene dotato di illuminazione elettrica ottenendo un notevole miglioramento nel rendimento sia dei lavoratori che delle macchine.

Le due turbine ora presenti vennero costruite dalla ditta Riva di Milano nel 1906, fornivano energia ai reparti produttivi del Lanificio Conte. L’impianto è stato realizzato con due gruppi idroelettrici, proprio per sfruttare in modo ottimale le diverse portate d’acqua della Roggia Maestra, che variavano a seconda delle stagioni e delle precipitazioni.

Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica nel 1962, questi piccoli impianti vennero dismessi, perché diventava più economico acquistare l’energia dall’ENEL.

Lanificio Conte e Spazio-SHED

Apertura in occasione di mostre, attività culturali e su richiesta

Servizio Cultura

sede: Palazzo Fogazzaro

apertura: da lunedì a venerdì 9-13

tel. 0445 691343

email: cultura@comune.schio.vi.it

LE TURBINE

Per maggiori informazioni e per organizzare visite guidate

al patrimonio di archeologia industriale, potete contattare:

Ufficio Promozione del Territorio
info@visitschio.it
www.visitschio.it
tel. 0445 – 691285

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