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Chiesa di Santa Giustina

Schio
La chiesa di Santa Giustina di Giavenale è riconducibile al complesso architettonico di Palazzo Dal Ferro, di cui rimane la struttura abitativa e altre tracce, quali mura di cinta e canali irrigui e che includeva questo luogo quale cappella di famiglia. L’edificio, che fino a qualche decennio fa appariva più come una chiesetta di campagna, ora quasi inglobato nel tessuto urbano. Quanto oggi vediamo è il rifacimento fatto nel 1581 ad opera dei Signori Ferro, “...detti Ferri, quali per commodità loro determinarono fabbricarvi una chiesa con titolo di Santa Giustina. Nel cavar de’ fondamenti si trovò nel detto luogo un Crocifisso con 4 chiodi di bronzo d’altezza d’un palmo, una balla di marmo bianco, rotonda e lavorata, un dito police pur di marmo, giudicato da intendente bellissimo…” Si tratta di un esemplare di architettura sacra assai rilevante sia dal punto di vista storico che artistico, prezioso nella sua semplicità.
La visita
L'edificio ha il tetto a capriate ed una piccola abside rivolta a nord-est, semicircolare. Si accede al semplice interno ad unica aula (m 8,90 x 4,30) e con il pavimento in cotto, attraverso una porta contornata in pietra, abbellita da un architrave a cornice sagomata. All’interno dell’edificio, sulla sinistra, venne murata verticalmente una lapide romana che riporta un’iscrizione di notevole importanza epigrafica che figura anche nel monumentale Corpus Inscriptionum Latinarum (voi. V, n. 3129) di Theodor Mommsen, che riporta: C(AIUS) CAMERIUS M(ARCI) F(ILIUS) / IIIIVIR [quattuorvir] I PONTIFEX I SIBI ET / TERENTIAE L(UCII) F(ILIAE), “Caio Camerio, figlio di Marco, quattuorviro e pontefice, (costruì) per sé e per Terenzia figlia di Lucio”.
La storia
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La chiesetta che oggi vediamo è il rifacimento di un preesistente tempietto, presumibilmente anteriore al Mille e poco documentato; per forza di cose dunque, nel cercare di ripercorrerne le vicende, abbiamo dovuto far ricorso anche ad ipotesi che ci auguriamo siano non solo suggestive.

Peculiarità del nostro oratorio fu quello di essersi mantenuto dal 1581 sino al maggio 2003 edificio privato, trasmesso di famiglia in famiglia: dai Dal Ferro ai Canneti, dai Vanzo ai Beltrame, dai Mistrorigo ai Muttoni.

La storia dell’oratorio campestre di Santa Giustina di Giavenale presuppone necessariamente un sia pur fugace riferimento alla santa cui è intitolato. Non che sappiamo tanto su di lei, anzi. Secondo la tradizione, Giustina apparteneva ad illustre famiglia padovana; arrestata forse nel 304 durante la persecuzione di Diocleziano, rifiutò di apostatare e venne perciò condannata a morte. L’iconografia che le è propria fa riferimento a queste scarne, essenziali note biografiche. Le sue illustri origini suggerirono spesso agli artisti la raffigurazione della santa con la corona oppure con il globo e lo scettro, simboli di discendenza addirittura regale. Gli altri elementi iconografici relativi a santa Giustina vergine alludono al martirio: la palma innanzitutto ed il libro tra le mani, simbolo della fede, nonché il pugnale con cui le fu inferto nel petto il colpo mortale.

Alla sua santa la Chiesa padovana dedicò un primo sacello; accanto ad esso, forse a partire dall’VIlI secolo, i monaci Benedettini costruirono nel tempo un grandioso complesso il cui cuore religioso è costituito dalla basilica che prospetta sul Prato della Valle. Al suo interno degno di nota è un piccolo oratorio che sopra il suo altare conserva l’immagine di san Prosdocimo: ai suoi lati corre una scritta in cui il santo è detto episcopus et confessor cioè vescovo e testimone della fede.

E’ di grande importanza che nella basilica di Santa Giustina si conservi antichissima memoria del santo che fu primo vescovo di Padova e dell’intera Venetia centrale, nella cui giurisdizione cadeva anche il Vicentino. Numerosi racconti fantastici corrono sulla sua intransigente opera di distruzione del paganesimo e sull’altrettanto determinato impegno nel diffondere il Cristianesimo: nella nostra zona ricordiamo particolarmente le leggende relative alla distruzione del tempietto dedicato al dio Summano sulla sommità dell’omonimo monte ed alla costruzione della pieve di Pievebelvicino sulle rovine di un precedente tempio dedicato a Diana.

Tutto ciò fa intuire quanto potesse sulla Chiesa vicentina dei primi secoli cristiani quella padovana già strutturata in diocesi ed in grado di proporsi anche nelle nostre zone con il prestigio di suoi due grandi santi: Prosdocimo vescovo e confessore, Giustina vergine e martire.

Il territorio vicentino per circa tre secoli fece parte della diocesi di Padova: tanto è il tempo intercorso tra il primo vescovo padovano vissuto intorno agli inizi del IV sec. e quello vicentino, di nome Oronzio, sul finire del VI secolo. In questo lungo lasso di tempo e nei secoli immediatamente successivi, anche nella zona di Schio la devozione per santa Giustina prese piede e si diffuse al punto che in suo onore vi vennero edificati due luoghi di culto. Di uno si sono perse da tempo le tracce visibili ma della sua esistenza siamo del tutto certi grazie alla testimonianza di documenti tardo-medioevali e ad un toponimo tuttora vivo fra la campagna di Magrè e quella di Ca’ Trenta.

L’altro luogo di culto è la nostra chiesetta, naturalmente nella sua forma più antica, prima dei radicali mutamenti di cui si parlerà più avanti. Per cercare di datarne la fondazione non si può prescindere da una attenta valutazione del toponimo Giavenale. Si ipotizza fondatamente che esso derivi da ad advenales, termine quest’ultimo che si collega con evidenza con il latino àdvena vale a dire forestiero di passaggio, pellegrino.

E’ noto che i fedeli anche in età medioevale si spostavano dalle loro terre d’origine verso città o sedi di luoghi sacri particolarmente venerati con una frequenza ed una fede che le innumerevoli avversità non bastavano a frenare: di necessità lungo i percorsi che segnavano tali spostamenti sorgevano luoghi di accoglienza che offrivano un temporaneo sollievo ai fedeli peregrinanti, agli àdvenae per l’appunto. Ad uno di questi alloggi per stranieri risalirebbe il toponimo Giavenale.

Per l’antico e glorioso oratorio e per la preziosa lapide romana in esso custodita, manifestò un particolarissimo affetto ed interesse l’ultimo proprietario, l’indimenticato Gian Paolo Muttoni, mancato ai vivi pochi anni or sono, penultimo dei figli del dott. Antonio e della signora Valentina Mistrorigo. Per desiderio dei suoi eredi la chiesetta di Santa Giustina fu ceduta al Comune di Schio il quale con la proprietà (costata la cifra simbolica di un euro) si assunse l’onere della manutenzione e della salvaguardia dell’edificio.

La lapide a cui si fa più volte cenno è una stele funeraria fatta approntare da un uomo di spicco nella società vicentina del suo tempo, essendo sia quattuorviro, cioè uno dei quattro magistrati preposti alla guida del municipium romano di Vicenza (tale era il capoluogo dal 49 a.C.), ed essendo anche uno dei membri del collegio religioso dei pontefici. E assai probabile che sulla parte alta della pietra fossero incise originariamente anche altre due lettere non giunte sino a noi: esse forse dicevano, cosi come era consuetudine, D(IS) M(ANIBUS), agli Dei Mani, cioè alle anime dei defunti, o meglio a quelle anime virtuose che gli antichi Romani consideravano geni tutelari delle case.

Apertura e visite sabato pomeriggio dalle 15 alle 17.30 nei mesi temperati a cura del Gruppo “Amici di Santa Giustina”. Calendario aperture e visite guidatesul sito www.chiesasantagiustina.it

Ingresso libero

Tel. 339 311 3026

e-mail: gruppoamicidisantagiustina@gmail.com

sito web: www.chiesasantagiustina.it

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