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Forte Campolongo

Partendo dal rifugio Campolongo, si percorrerà un'ex mulattiera che durante il conflitto mondiale fungeva da collegamento fra la strada principale e il Forte; tale strada si presentava come una fra quelle tecnologicamente più avanzate e strategicamente meglio posizionate della linea difensiva italiana. Seguendo le innumerevoli indicazioni del CAI, sarà possibile visitare il Forte Campolongo, una fortezza difensiva, inizialmente occupata dall'Esercito Italiano, oggi particolarmente interessante e ben conservata. 

unnamed 39Tappa 1. Il tunnel scavato nella roccia
Eccoci al cospetto della grande apertura scavata nella roccia, che conduce al forte Campolongo. Si tratta di un'opera colossale, imponente e ben conservata, specie per quanto concerne le decorazioni tipiche di inizio Novecento, che caratterizzano il fregio. In questo luogo è inevitabile sentirsi piccoli, poiché le pareti che ci circondano sono di altezza elevata; il colore che predomina è quello del bianco della pietra.
Una volta entrati è possibile osservare, sulla destra, un posto di guardia, delle stanze appositamente scavate nella roccia e un'uscita secondaria che porta verso il fossato.Dopo aver percorso una scalinata in pietra, un elemento che ritroviamo spesso nelle costruzioni belliche del primo conflitto mondiale, si può vedere il deposito munizioni noto come Santa Barbara: in passato molti depositi armi sono dedicati a questa Santa, patrona dei minatori, degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi, degli armaioli e di chiunque rischi di morire per morte violenta o impressiva.

 

 

 

 

 

 

unnamed 22Tappa 2. Il forte
Il forte Campolongo, gemello del Verena, realizzato a strapiombo sulla Val d'Astico è, dopo il forte Corbin, quello meglio conservato. È qui che arriva anche a uno dei due percorsi del sentiero della Pace, che dalla vicina piana di Vezzena attraversano in direzione opposte l'Altopiano.
Il forte, costruito tra gli anni 1912 e 1914, era armato da 4 cannoni da 149 mm A (acciaio) sistemati in cupole girevoli dallo spessore di 180 mm e da 4 vecchi cannoni su affusto rigido da 75 mm B (bronzo); assieme a 4 mitragliatrici poste in opere minori adiacenti costituiva la difesa ravvicinata, in grado di colpire Luserna e le zone limitrofe quali la Val d'Astico. Ripetitivamente colpito dai tiri di mortai, tra cui il famoso Barbara, il forte venne abbandonato dall'Esercito Italiano il 22 maggio 1916, quando fu occupato dalle fanterie austriache che vi rimasero fino al termine del conflitto.

 

 

 

 

 

 

unnamed 40Tappa 3. Il panorama dal forte
Da questa posizione, è possibile godere di un panorama unico nel suo genere. Ci troviamo a quasi 1720 metri d'altezza, immersi nella storia e nelle testimonianze insite nel territorio. Da qui, possiamo percepire o almeno immaginare, la dura vita dei soldati durante il conflitto, impegnati a difendere la patria dagli attacchi nemici, costretti a percorrere strade scavate nella roccia, a strapiombo, a vivere in condizioni disagiate e al freddo.
Oggi, grazie ai restauri del 2007, possiamo assaporare la bellezza del paesaggio circostante e di questa magnifica opera d'ingegneria bellica, resistita fino a noi.

 

 

 

 

 

 

unnamed 14Tappa 4. L'interno del Forte
Di forma rettangolare, l'edificio originario del forte era distribuito su due piani asimmetrici eretti seguendo la conformazione del terreno, collegati da una scala in galleria scavata nella roccia ed esterna alla pianta dell'edificio. Il muro perimetrale, così come i muri divisori, tra i vari locali dell'edificio, era di notevole spessore (circa 1 m). La copertura era piana, in calcestruzzo non armato, spessa circa 2,5 m, impermeabilizzata da 3 cm di asfalto, sulla quale erano dislocate 4 cupole girevoli in acciaio a protezione delle cannoniere e un osservatorio a cupola. Interessante il vano circolare che ospitava le cannoniere: esso era ricavato con un unico getto di calcestruzzo e risultava più grande rispetto al diametro del cannone; rimaneva così un corridoio circolare che permetteva ai serventi di muoversi liberamente per porgere le munizioni al caricatore posto sulla piattaforma. Oggi, all'interno del forte, è ancora possibile visitare alcuni spazi un tempo adibiti molto probabilmente ad alloggi per i soldati, a depositi e altro. Particolarmente curiosa è la conformazione delle finestre, ovviamente di piccole dimensioni per questioni tattiche; alcune stanze non sono agibili a causa del crollo del pavimento, perciò si invita a fare particolare attenzione.

 

   

 È possibile tornare al punto di partenza seguendo il sentiero d'andata 810 CAI, oppure deviare al secondo tornate della discesa in direzione della voragine dello Sciason (Consigliato). Dalla voragine, in pochi minuti, si ritorna al rifugio.

 

 

 

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Tappa 5. La Caverna Sciason
Dopo pochi minuti di facile passeggiata, appare dinnanzi a noi uno degli spettacoli più orridi che la natura dell'Altopiano possa offrire. La caverna Sciason è una grande grotta che presenta delle pareti spesso incrostate di ghiaccio, un pozzo vertiginoso del quale non si vede il fondo e infine un possente cratere nel tetto, il quale genera un vortice d'aria.
La caverna viene considerata come uno dei luoghi magici degli Altipiani, non solo per la sua particolare conformazione, ma anche per le numerose leggende che la vedono protagonista. 
La bocca di questo “mostro” è larga almeno una quarantina di metri.

 

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