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Faedo - Mucion e ritorno

Grandiosi panorami e paesaggi da sogno costellati da fenomeni di carsismo e ricchi di miti e leggende popolari si potranno ammirare e conoscere attraverso questa escursione.

 

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Faedo
- Il nome deriva da faggetum, ovvero bosco di faggi. Qui tra il XVII e il XV secolo, come in molte altre località delle Prealpi venete, si insediarono i Cimbri che disboscarono l’intero territorio e costruirono una fitta rete di stradine e sentieri di accesso ai boschi e ai terreni da coltivare. Il 2 giugno di ogni anno si tiene una festa intitolata “Lavori de ‘na volta” per ricordare le attività che hanno caratterizzato la vita collinare prima dell'industrializzazione.
Nel 1600 fu qui edificata un piccola chiesa che intitolarono a San Bartolomeo patrono dei Monaci Lateranensi del Convento di San Bartolomeo di Vicenza, dove ora ha sede l'ospedale civile, che qui officiavano. La chiesa fu poi ingrandita grazie alle offerte degli abitanti, con un importante intervento nel 1910 nella forma attuale.

Monti Ulba e Casaròn - Si prosegue su una carrareccia fino ad un traliccio dell’alta tensione. L’altipiano è carsico con rocce fortemente fessurate e con la presenza di oltre 100 doline che inghiottono tutto e convogliano l’acqua meteorica nel sottostante Buso della Rana. A sinistra ed a destra della strada, se ne possono notare due ampie e profonde.
Sullo sfondo Monte Casaròn e Monte Ulba; quest’ultimo di origine vulcanica.
Sul Casaròn negli anni ’70 furono rinvenuti i resti fossili di dugongo o lamantino, grande mammifero marino erbivoro, simile al tricheco, ora conservati nel Museo Paleontologico di Priabona.

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Strada delle Lore
- Si continua la stradina fino ad incrociare quella asfaltata e ci troviamo in contrà Mieghi. Ma la lasciamosubito imboccando la strada militare della Grande Guerra, nota come “Strada delle Lore”. Più avanti, se prestiamo attenzione notiamo sulla destra alcune gallerie, tracce di opere difensive sempre della Prima guerra mondiale. Nei boschi circostanti, tra anfratti, cunicoli e piccole grotte, vi sono tracce fossili di animali vissuti nel Quaternario.

Buso del Sojo - Sempre seguendo la strada bianca in discesa si arriva a contrà Cechelleri, che cimbro significa allevatori di capre.
Un po’ prima, sulla destra, una bacheca descrive “il Buso del Sojo”, una grotta naturale ampliata nel Primo conflitto mondiale con la realizzazione di cunicoli e postazioni per mitragliatrici a guardia e che intendeva essere uno sbarramento delle strade per Faedo e della Lore.

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Muciòn
– Attraversata contrà Cechelleri, con un percorso in salita si passa contrà Lambre, che in cmbro significa sorgenti, e poi Cerisara, ossia dei ciliegi, per attraversare la strada che collega Monte di Malo con Cima fino in vista di contrà Mondini di Sopra. Una volta raggiunto questo punto si svolta a sinistra e si continua fino ad arrivare al Muciòn, un cono vulcanico messo allo scoperto dal sollevamento del fondale marino dove si era generato, pulito, dilavato ed eroso da vento acqua gelo e intemperie fino ad apparire come un cumulo di basalto visibile sia dalla Val Leogra che dalla Valle dell’ Agno sempre con la stessa forma rotondeggiante a dominare le colline circostanti.

 

Chiesetta del Muciòn - Costeggiando a sinistra il Muciòn si arriva presto all'omonima chiesetta, le cui origini risalenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, raccontano una storia singolare, che ha come protagonista un prigioniero – Girolamo Castellan – catturato durante un rastrellamento e spedito nel lager nazista di Mauthausen in Austria. Vistosi senza speranze di sopravvivere, ha
promesso alla Madonna di costruire proprio sulla sommità del Muciòn una chiesetta in suo onore qualora fosse tornato a casa.
Miracolosamente salvatosi, elargì una cospicua somma di denaro, con cui gli abitanti delle 4 contrade del luogo, con tanto entusiasmo, edificarono il grazioso edificio.
Qui siamo a circa metà della nostra escursione e quindi riteniamo di concederci una pausa.


Croxe dela Bochèt
a - Si torna sui propri passi fino al bivio, dove si prende quella sulla destra in leggera salita, strada che è famosa come la Strada dei Roccoli. Siamo diretti a contrà Cima, tipico agglomerato di case contadine, superata la quale ci si inoltra nel bosco percorrendo una stradina carrareccia alquanto impervia ma piacevole, che ci condurrà – attenzione a non perdervi - alla “Baita degli Alpini di Muzzolon”. Ancora un breve tratto di sentiero e arriviamo sul crinale del monte da dove si vede buona parte della Valle dell’Agno; per gli abitanti di Monte di Malo “la Val de là”!
Siamo alla “Croxe dela Bochèta” da dove si gode ampio inaspettato ed ineguagliabile panorama delle montagne circostanti. A pochi passi un punto trigonometrico con indicate le principali cime.

 

 

Stòmmita
Monte Stommita
– Fatto ritorno sulla carrareccia, si gira a destra e, mantenendosi sempre in quota (intorno ai 770 m.) ed in vista della Valle dell’Agno, dopo una quindicina di minuti si arriva ad un altro punto panoramico: il Monte Stòmmita. Il nome di questo monte deriva da stòan mitten, ovvero la roccia che sta di mezzo. Da qui, nelle giornate limpide ed equipaggiati di buon cannocchiale, si arriva a vedere il mare Adriatico e le montagne della ex Jugoslavia.
Qui una leggenda tramandata da chissà quante generazioni racconta di una contrada, il cui nome era “Belòle”, i cui abitanti erano laboriosi ma animati, secondo la chiesa, da cattive abitudini, a causa di balli poco decorosi che erano soliti praticare. Esortati dalla Chiesa a porre fine a queste abitudini invereconde e minacciati di una punizione divina, la contrada fu sepolta da una frana staccatasi dal monte Stommita, a cui sopravvisse soltanto… . Ma per conoscere il resto della leggenda dovete richiedere di essere accompagnati da un operatore del Centro Studi del Priaboniano!
Da qui si scende fino al Roccolo Rossato poi tramite sentiero nel bosco o, a scelta, lungo strada asfaltata e carrareccia, per tornare al punto di partenza.

 

 

 

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