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Malo

Museo Casabianca

la visita

Percorrendo le sale si ricostruisce il quadro completo degli sviluppi dell'arte di avanguardia dalla fine degli anni ’50 agli anni ‘90 in Italia e all'estero, attraverso un corpus di opere definito la più ampia collezione di grafica espeosta in un museo italiano. Stupisce per la quantità di opere presenti e per il numero di artisti e correnti rappresentate e per l’informazione puntuale ed efficace.

Si parte con opere datate fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 che si ricollegano agli ultimi sviluppi dell'informale, segnico e materico (Capogrossi, Turcato, Burri, Fontana), alle ricerche sulla superficie/texture, sia su un versante più pittorico (Manzoni, Castellani, Accardi) sia di tipo neostrutturalista od optical (Morellet, Alviani, Uecker, Vigo, G.Colombo) fino ad espressioni decisamente optical o cinetiche (De Marco, Vasarely, Le Parc).

Alcune di queste opere e di questi autori (in primis Manzoni e Klein) introducono la complessità degli intricati sviluppi degli anni '60. In questi anni inizia anche quel grande, generale tentativo di rilettura critica del materiale della cosiddetta "arte popolare", cioè la pop-art, il linguaggio dei mass-media, che influenzerà seppure in varie misure l'arte europea ed americana, insieme a un nuovo interesse per il collage, per l'assemblage, e ad un complessivo rilancio di tematiche e modi di espressione neodada.

Proprio questo momento è uno dei meglio documentati dalla Casabianca con opere di iniziatori del clima pop (Johns, Rauschenberg, Dine, Warhol, Lichtenstein, Oldenburg, Rosenquist, Indiana, Segal, D'Arcangelo tra gli americani, Hamilton, Tilson, Hockney e Jones tra gli inglesi) con opere di appartenenti al Nouveau Realisme (Klein, Christo, Rotella, Arman, Hains, Bertini, ecc.) e di artisti italiani degli anni '60 sviluppatisi in questo clima (Angeli, Schifano, Festa, Ceroli, Plessi, Vedova, Gilardi, ecc.).

Parallelamente è documentata la ricerca sulle forme primarie e sull'astrattismo radicale americano (Sol Le Witt, Morris, Ryman, Mangold da una parte, e autori come Stella, Marden, Tuttle dall'altra) che costituiva il versante più razionale e rigoroso del clima artistico attorno alla metà degli anni '60 (con autori di varia nazionalità come Ben Vautier, Gilbert & George, Brecht, Chiari, Filliou); giungiamo infine ai movimenti sorti attorno al 1968, in Europa e in America, di cui ci limitiamo a citare gli indirizzi più importanti: l'Arte Povera (Anselmo, Penone, Zorio, Merz, Kounellis, Paolini, Fabro, Boetti, Calzolari, Pistoletto ed artisti di segno contrario, seppur contemporanei, come Piacentino e Nespolo); l'Arte Concettuale (Kosuth, Art Language, Venet), la Land Art e la Earth Art ed altre espressioni postminimaliste tipicamente americane ed anglosassoni (Oppenheim, Kaltenbach, Hesse, Nauman tra gli americani, Fulton e Long tra gli inglesi).
Una vasta sezione è dedicata alle ricerche che hanno utilizzato la fotografia come mezzo preferenziale in un arco di tempo che porta dalla Mec Art all'Arte Narrativa (Askevold, Beckley, Cumming, Hutchinson, Le Gac, Welch), attraverso tutte quelle ricerche di tipo analitico, descrittivo o comportamentale che hanno massicciamente caratterizzato gli anni '70 (Parmiggiani, Patella, Vaccari, Ontani, Pisani, Zaza, Luthi, Wegman, Baldessarri), con le forti presenze del gruppo FLUXUS (Knizak, Higgings,Petterson) e dell'Azionismo viennese (Nitsch, Brus, Vostell, Muehl) e di Beuys, l'artista più completo della seconda metà del '900.

Inoltre sono presenti un'ampia rassegna della Poesia Visiva (Sarenco, De Vree, Isgrò, Damen, Miccini, Carrega) e una sezione di Architettura e Design (Rossi, Mendini, Graves, Cantafora), a cui seguono i movimenti della Transavanguardia italiana e straniera (Paladino, Chia, Clemente, Fetting, Penck, Baechler) con il graffittismo americano (Toxic, Chalfant, A-One) e le sperimentazioni degli anni '90 (Cattelan, Arienti, Kaufmann, Galliani, Pusole, Nunzio, Mainolfi, Riello), il che permette al Museo di presentare ipotesi future insieme alle certezze del passato.

La collezione privata di arte contemporanea privilegia la disciplina della grafica, in un allestimento di forte identità creato dal collezionista stesso a partire dal 1978.
Una delle stanze del Museo è dedicata alla produzione letteraria dello scrittore maladense Luigi Meneghello con una cospicua raccolta di opere, scritti e studi pubblicati in varie edizioni.

Le visite al Museo sono curate dallo stesso collezionista o da un operatore culturale.

 

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