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Antonio Fogazzaro

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Romanziere italiano (Vicenza 1842 - ivi 1911). Indagò nelle sue opere il mondo sentimentale e religioso dei protagonisti (Malombra, 1881; Daniele Cortis, 1884; Piccolo mondo antico, 1895, ritenuto il suo capolavoro) e affrontò il conflitto tra fede e scienza, e tra cattolicesimo e mondo moderno. Il romanzo Il Santo (1906) venne messo all'Indice per la sua impostazione modernista.
Vita e opereEbbe un'educazione religiosa e patriottica, dallo zio don Giuseppe, e poi da G. Zanella; ma perdette sin dall'adolescenza la fede religiosa, alla quale tornò attivamente in seguito alla lettura (1873) della Philosophie du Credo di A.-A. Gratry. Dopo alcuni tentativi poetici (Miranda, 1873; Valsolda, 1876), il F. trovò nel romanzo la forma a lui congeniale. Malombra (1881) preannuncia i successi dei migliori romanzi, non soltanto per l'ispirazione fondamentale autobiografica che è più o meno propria di tutte le opere del F., ma anche per quell'acuto spirito d'osservazione, che gli fa cogliere dal vero e rendere felicemente figure e figurine. A Daniele Cortis (1884), che segnò la sua piena affermazione, seguì il non felice Mistero del poeta (1887). Ma F. andava intanto meditando dal punto di vista cattolico alcuni problemi scientifici e sociali, primo tra i quali quello della teoria dell'evoluzione. Per F. quella teoria non solo non era in contraddizione con l'insegnamento religioso, ma anzi conferiva a esso un valore più alto, un significato più "poetico", giacché l'evoluzione gli si palesava come una creazione divina che dura in eterno, sempre più perfezionandosi in sé stessa. Il conflitto tra senso e spirito non sarebbe dunque in fondo che il conflitto stesso tra l'uomo inferiore e l'uomo di grado in grado sempre più perfetto che si va evolvendo da quello. Di queste idee il F. si fece propagandista (Ascensioni umane, 1899); e i suoi romanzi non sono in fondo che le storie di alcune di queste evoluzioni. Piccolo mondo antico (terminato nel 1895) è il più compiuto, idealmente e artisticamente, dei romanzi del F.: in esso il problema religioso è vissuto dai protagonisti nella loro viva esperienza sentimentale, e costituisce pertanto il suo motivo centrale, senza inaridirlo con disquisizioni teoriche, come avviene in troppe altre pagine di Fogazzaro. Piccolo mondo antico ebbe larghi e profondi consensi anche ufficiali (F. fu nominato senatore nel 1896). Meno felici e ambigui i due romanzi che seguirono: Piccolo mondo moderno (pubblicato dapprima nella Nuova Antologia, 16 dic. 1900 segg.) e Il Santo (1906), terzo romanzo della trilogia. Erano gli anni del movimento modernista, al quale, almeno in un secondo tempo, F. partecipò con ardore, accettandone in pieno, tra l'altro, il punto di vista circa la possibilità di sottoporre a critica storica i testi biblici. Specialmente Il Santo si propose di rinnovare le coscienze dei cattolici. Artisticamente mancato, nonostante particolari bellezze, esso non poteva peraltro avere e non ebbe influenza in questo senso. La condanna all'Indice del romanzo (5 apr. 1906) prelude alla condanna del modernismo (1907). F. si sottomise, anche pubblicamente, ma ciò non gli risparmiò attacchi di alcuni cattolici fra i più intransigenti, e d'altra parte gli cagionò clamorose e assurde accuse di anticlericali. L'ultimo suo romanzo, Leila (1911), coi suoi personaggi "cattolici all'antica" vuol segnare l'allontanamento di F. dagli intellettuali riformatori glorificati ne Il Santo: ma batte artisticamente, con stanchezza, le vie precedenti, e concettualmente si risolve, con la sua polemica contro i "farisei" del cattolicesimo, in una satira del mondo clericale. Troppo glorificato per alcuni anni sia come artista, sia come pensatore e quasi come apostolo di una nuova religione, la reazione passò poi i limiti dell'equo. È necessario sottolineare la profonda sincerità con cui il F. concepì, assimilò e fece valere le sue idee; ricordare che alcuni ambienti dell'Italia borghese e provinciale hanno trovato in lui un pittore finora insuperato; che penetrò a fondo nelle anime complesse dei suoi personaggi; e che insomma il F. è, dopo il Verga, il maggiore romanziere italiano dell'ultimo Ottocento.

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