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VENTI CONTRARI - TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELLA GRAFICA D’ARTE CONTEMPORANEA IN ITALIA E IN GIAPPONE

Volantino

Una mostra itinerante sull'arte incisoria, a cura di Debora Antonello e Carla Chiara Frigo, che consiste nell'esposizione di venti trittici di artisti italiani e giapponesi (60 opere) accompagnati da una sezione didattica con gli stati dei passaggi che chiarificano le tecniche presenti e con un Omaggio a Riccardo Licata e a Kawachi Seiko.

L'incisione non è qui considerata nella sua valenza riproduttiva dell'opera d'arte, ma come creazione di alto valore estetico in sé: il mezzo più congeniale d'espressione artistica di sensibili e coinvolgenti interpretazioni della realtà.
Nelle SEDI di Valdagno (VI) e Carmignano di Brenta (PD), centri a vocazione marcatamente industriale l'esposizione permette di far cogliere le relazioni dell'ambiente con i linguaggi della contemporaneità. In quella di Vicenza la mostra fa parte dell'iniziativa dell'Associazione Gohan e si inserisce quindi nell'ambito delle manifestazioni "Haru no Kaze" (Vento di Primavera) un ormai costante e irrinunciabile appuntamento con tutto ciò che costituisce l'essenza dell'Estremo Oriente.
«La Galleria Civica di Valdagno - hanno commentato il Sindaco Alberto Neri e l'assessore alla cultura Maria Cristina Benetti - è nata per esercitare un ruolo di centro propulsore della cultura cittadina, dell'espressività artistica, delle reti culturali territoriali. Negli ultimi anni è stato dato nuovo impulso a questa intuizione, aprendo lo spazio a linguaggi artistici differenti e realizzando collaborazioni con realtà culturali di rilievo. VENTI CONTRARI si inserisce perfettamente in questa cornice e, per questa ragione, siamo particolarmente orgogliosi di ospitarla a Valdagno».

VALDAGNO: Galleria Civica Villa Valle, 1 – 16 marzo 2014 (inaugurazione sabato 1 marzo alle ore 18)
VICENZA: Stamperia Busato, 21 – 30 marzo 2014, (inaugurazione venerdì 21 marzo alle ore 11)
CARMIGNANO di BRENTA (PD): Villa municipale, 13 – 27 aprile 2014 (inaugurazione domenica 13 aprile alle ore 10)

Il titolo della mostra esprime l'idea che i pensieri e le immagini siano trasportati dalla loro aerea leggerezza e che, giungendo tanto più lontano tanto più si fondano in incontri fecondi. Opposte concezioni della realtà si confrontano, differenti esperienze provengono dal passato, transitano nel presente e si proiettano nel futuro.
L'intento di questa esposizione è dunque dare una fra le possibili testimonianze di queste diverse direzionalità che l'arte prende passando di mano in mano, di artista in artista: ognuno infonde nell'opera il proprio modo di concepire e manifestare una personale, seppur condivisa, idea di esperienza estetica.
Mettere a confronto italiani e giapponesi significa,così raffrontare due culture, la voce estrema dell'Oriente e quella nata nella culla dell'Occidente, ma, come vedremo osservando le opere presentate, l'una sembra specchiarsi nell'altra. Del resto storicamente il Giappone si è da molto tempo aperto al dialogo con la civiltà occidentale, ma dopo aver attinto a quella orientale, dei cui stimoli e suggestioni i nipponici si sono sempre dimostrati sensibili ed originali interpreti. L'arte pittorica in Giappone seguì dunque un'evoluzione caratterizzata da ondate di influssi, la prima delle quali venne dall'arte religiosa trasmessa con il diffondersi del Buddhismo che migrava dalla Corea e dalla Cina e che veicolava così, insieme all'iconografia delle immagini devozionali, anche il loro linguaggio e il loro stile. La questione dello scambio fra le due culture di Oriente e Occidente è alquanto complessa e ricca, difficile da riassumere in breve. Ci si permetta solo di accennare al fatto che l'apertura all'Occidente avvenuta nel Settecento portò un'ulteriore ventata di novità per il Giappone e iniziò un rapporto proficuo di reciproco scambio durato fino ad oggi: si pensi alle sue influenze travasate nell'informale segnico dell'arte europea degli anni Quaranta e Cinquanta.
Gli artisti invitati offrono un panorama vario, ma generoso di intrecci fra modi di percepire ed essere nel mondo contemporaneo sempre consapevole delle esperienze del passato. Si possono infatti cogliere analogie e differenze fra gli artisti: un respiro pulsante dello spazio vuoto e luminoso nelle opere di Debora Antonello e quello opposto denso e materico di Mamiya Yurie; la visionarietà surrealistica di Kobayashi Dai e quella di un'arcaicità espressionistica di Paolo Miatto o di Nicola Sene; la cifra stilistica tutta orientale di Miyayama Hiroaki e quella dell'archeologia classica di Emilio Baracco; l'astrazione di una topografia paesaggistica di spazi aerei e sospesi di Bonizza Modolo e la scansione ritmica delle partiture colorate di Yamamoto Sanae che sembrano rievocare i dipinti dell'arte hard edge; i palinsesti nei paesaggi delle periferie industriali e portuali di Elena Molena e quelli dello spazio sidereo e cosmico di Toshimi Kitano o delle vedute urbane di Ota Mariko; il mondo dell'immaginario fiabesco di Masahauro Seki nonché quello 'simbolico situazionale' di Aki Mana a fronte di quello delle figure ritagliate nella carta allusive all'inesauribile creatività dell'infanzia e dell'intreccio segnico infinito di Marina Ziggiotti; la delicatezza delle circonvoluzioni segniche nelle forme floreali di Okawa Miyuky e le sinuosità dei profili di un paesaggio collinare votato ad una pittoricità complessa ed astratta di Gino di Pieri; le opere di Raffaele Minotto presentano infine una tecnica sperimentale su cui misura l'intensità del rapporto fra l'uomo ed il suo elemento naturale, l'acqua; queste ultime si possono confrontare con la traduzione dell'elemento liquido che vena le stesure azzurre di Uchida Yoshie. Andrea Serafini invece nella scelta delle tematiche sembra in sintonia con le ricerche fotografiche giapponesi per l'unione di "immagine tempo e memoria".
Le opere in mostra sono documentate in un catalogo per i tipi di Munari Edizioni

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